“La regola dei pesci” di  Giorgio Scianna

Quattro compagni di classe partono, nell’estate prima dell’ultimo anno di liceo, per un viaggio alla volta di Kos, in Grecia. Anziché tornare a casa però fanno perdere le loro tracce, e in Italia è il panico. Le famiglie dei quattro si ritrovano con cadenza quasi quotidiana per fare il punto della situazione insieme a un agente dell’unità di crisi, ma le novità scarseggiano e anche la polizia sembra brancolare nel buio. Dopo mesi uno di loro, Roberto, fa ritorno dal nulla che l’aveva inghiottito, muto e visibilmente scosso. Se gli ispettori, i compagni, gli insegnanti e le famiglie degli amici non riescono a estorcergli nulla, trincerato com’è in un silenzio da interpretare come un patto di fedeltà, il lettore ha invece una tribuna privilegiata da cui guardare la vicenda: l’io narrante è proprio Roberto, che racconta dal principio cosa ha portato quattro ragazzi come tanti a volersi affiliare ai gruppi islamici in Siria. La regola dei pesci possiede il dono rarissimo di parlare a tutte le generazioni, rimanendo in perfetto equilibrio fra la cronaca più recente e il romanzo di formazione. Con una voce sincera e tersa, l’autore immagina che cosa può accadere quando un grido d’aiuto rimane inascoltato.